Qual è la differenza tra Ortho-Bionomy e Osteopatia?

OB_Osteopatia
Se immagino una scatola con scritto sopra Ortho-Bionomy®, la immagino come la valigia di Mary Poppins. Non sai cosa puoi trovarci dentro e sembra avere spazio infinito. Senza dubbio aprendola non mi stupirei di trovarci l’Osteopatia...

Quindi? Qual è la differenza?

Credo che questa sia una delle domande che più spesso mi è stata rivolta. Faccio una premessa: parlare con competenza di una tecnica richiede una conoscenza profonda. La mia conoscenza dell’osteopatia non è sufficiente per esprimermi con precisione riguardo ad essa. So che l’Osteopatia nel tempo ha preso molte forme, alcune delle quali estremamente simili all’Ortho-Bionomy®. Simili al punto da non essere distinguibili se non attraverso un’esperienza diretta. Proverò ad esplorare alcuni dei punti più importanti.

Approccio non forzato

Come avrete letto nei precedenti articoli (Conoscere l’Ortho-Bionomy, A cosa serve, Cosa succede durante una seduta) il nostro metodo lavora nel profondo rispetto della persona e nessuna manovra risulta forzata. Il trattamento deve essere piacevole e portare la persona ad assumere posizioni comode o ad essere sostenuta da un tocco morbido e stabile. In alcuni approcci osteopatici le tecniche sono molto invasive ed in alcuni casi dolorose.
L’approccio non forzato non è però una prerogativa esclusiva dell’Ortho-Bionomy®. Anche in ambito osteopatico ci sono stati degli sviluppi molto interessanti che vanno in questo senso.

Principio di autoregolazione

Alla base della visione dell’Ortho-Bionomy® c’è l’assoluta fiducia verso la capacità del corpo di riorganizzarsi spontaneamente. In ambito osteopatico si usa dire che la struttura governa la funzione. Da Ortho-Bionomista mi sento di dire che è vero anche il contrario, pur non dando grande importanza a questo aspetto. Di fatto, quello che ho espresso potrebbe essere visto come un semplice gioco di parole. So per certo che anche in ambito osteopatico si parla molto di autoregolazione del corpo.

Differenza di filosofia

Fino a qui, se non cambiamo il livello di osservazione passando dal semplice atto pratico ad una qualità di presenza ed ascolto, non troviamo molte differenze sostanziali tra le due discipline. La grande differenza tra i due metodi sta nello stato interno dell’operatore. Anche se può sembrare qualcosa di vago, ha un impatto molto potente sull’esperienza che si vive.

Immagina di essere al bar a prendere un caffè.
Una persona arriva al tuo fianco per lo stesso motivo.
Ora, preferisci avere vicino una persona serena o una persona nervosa?

Nessuna differenza nella pratica ma una grande differenza nella sensazione.

In alcune visioni il lavoro manuale si orienta verso la ricerca del cambiamento nel corpo.
Nell’Ortho-Bionomy®, invece, l’attenzione è prima di tutto sulla percezione e sull’ascolto. Nel primo caso il cambiamento è il fine, nel secondo è il possibile effetto.

Sì, ma cosa cambia?

Tutto. Cambia tutto.
In Ortho-Bionomy si parte dal presupposto che il corpo non sia un errore da correggere ma un sistema intelligente da ascoltare. Questo implica che non ci sia giudizio e quando non c’è giudizio il nostro corpo si apre. Lontano dal giudizio può incontrare la sua verità, non quella che gli viene servita dall’esterno.

Ma allora come può l’osteopatia stare nella scatola di OB?

Perché nel momento in cui un osteopata incontra ed integra quel principio il suo potenziale decolla. Gli osteopati che hanno avuto la voglia di cercare più a fondo attraverso lo studio di Ortho-Bionomy® hanno migliorato la loro pratica e gli Ortho-Bionomisti diventati osteopati sono stati grandi osteopati.

Perché dividere quando si può integrare?

Conclusione

Nella nostra Academy l’integrazione con altre discipline è un punto fondamentale.

Solo condividendo si diventa ricchi. Solo integrando si cresce.

Nei prossimi articoli continueremo ad approfondire questa meravigliosa disciplina chiamata Ortho-Bionomy® rispondendo a questa domanda. Per chi è indicata l’Ortho-Bionomy®?

(di Ivan Pisani – Insegnante di Ortho-Bionomy®)

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